10/08/2007

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10/08/2007 VERSO KOUNGHEUL

 

Sveglia alle ore 6.30 per assistere alla messa con lodi in francese annesse, prima di iniziare il nuovo viaggio. Infine la notte è trascorsa relativamente tranquilla nonostante il dislivello del letto (ahahah eravamo davvero tutte incriccate e abbiamo anche le prove visto che Michele ci ha fatto una foto a piedi all’aria), il Muezzin sempre ululante, l’umidità da lacrime e la festa di quartiere che ha imperversato allegramente fino a mattina… noi abbiamo dormito come dei bei sassolini!!!! Almeno io ho dormito come un sasso…. Oggi è san Lorenzo… in Italia si vedono le stelle cadenti… nella mia totale ignoranza credevo di assistere ad un cielo senza pari in africa.. invece qualcuno mi ha riportata con i piedi per terra dicendomi che… le stelle cadenti sono un fenomeno che si vede da noi e non in Africa… uffi che delusione!!!! Comunque, san Lorenzo e cadono le stelle. Il nostro impegno giornaliero è di essere una stella cadente… Cioè non andare in declino bensì cadere dal nostro piedistallo e vivere. Non è stato facile e non penso neppure di esserci riuscita nell’intento.. considerando che è stato tutto un giorno vissuto in auto… ma forse in alcune brevi occasioni Tiz è uscita davvero allo scoperto… spero che qualcuno se ne sia reso conto!!

Siamo partiti da Ngenienne salutando di cuore padre Roberto che avevamo avuto modo di conoscere meglio la sera prima a cena. Ci ha parlato del loro compito e del fatto che questa missione mi pare sia stata la prima ad essere fondata nel 1976 quando i padri oblati, espulsi dal Laos hanno ben pensato che se in Asia non erano bene accetti magari in Africa e in special modo in Senegal potevano portare il loro aiuto… e così è stato.. alcuni padri pionieri hanno iniziato la loro “missione” in mezzo al nulla e un po’ alla volta hanno dato una mano a tanta gente.

Dicevo che siamo partiti dal Ngenienne in direzione Koungheul. Il paesaggio ricco di baobab ha lasciato via, via spazio all’oceano!! Infatti l’abbiamo costeggiato per un bel pezzo attraversando veri e propri villaggi di pescatori.. Ci siamo fermati ad un piccolo porto e poi via destinazione Jilasse  dove ci saremmo fermati per pranzare. Durante il tragitto il paesaggio è variato nuovamente e dal mare siamo tornati all’interno con i Baobab e grandi alberi. Siamo transitati in villaggi fatti di capanne e muratura (bhe si fa per dire muratura) e ci siamo resi conto che in ogni villaggio, proprio come padre Natalino ci aveva raccontato, c’è l’Albero della Parola e cioè il luogo dove ci si ritrova per stare insieme e parlare e ascoltare.

Siamo passati per alcune parrocchie e abbiamo visitato un dispensario. E’ bello vedere che c’è gente che si prodiga per gli altri e infatti, in uno di questi dispensari ci abbiamo trovato un ragazzo francese laureando in medicina che utilizzava in questo modo costruttivo le sue vacanze estive. A gestire il tutto delle suore ma sinceramente non so di che ordine. Qui ho assaggiato il succo di karkadè… fischio se è buono.. Dimenticavo.. ancora non vi ho parlato degli innumerevoli Gechi.. o come caspita si chiamano.. non sono iguane troppo piccoli..ma neppure lucertole o salamandre.. almeno 10 volte più grossi e più colorati..mah!!! Ma quanti ce ne sono e poi sono buffissimi!!!

Le chiese sono spesso a forma ottagonale, come le capannine e hanno un tetto in lamiera e all’interno fa molto caldo!!!

Comunque, dopo le varie visite ci siamo fermati a Jilasse dalla signora Germana (naturalmente è del paesello ma non so come si scrive in francese). Questa signora ha sempre lavorato con i padri Oblati e conosce molto bene padre Pippo.. o meglio, tutti qui conoscono padre Pippo e padre Natalino e tutti sono loro riconoscenti. La signora Germana ha diversi figli una è in Italia ad Aosta e un’altra ad esempio l’abbiamo conosciuta a Dakar. Ed è un’ottima cuoca. E qui spettacolo abbiamo sperimentato 1) che Jilasse come Ngennienne oltre che ad essere regno di zanzare è anche regno di mosche… avete presente bambini con mosche attaccate l viso!?!?!? Io stavo uscendo pazza davvero…2) come si mangia in fraternità.

Infatti, ci siamo trovati delle seggioline e in mezzo sue grandi pentoloni con coperchio.. alziamo il coperchio e il pranzo è servito… PGP sostiene che io ho fatto una faccia da brivido quando ho alzato il coperchio… in effetti sono rimasta sorpresa ma da qui a dire che ho iniziato a deglutire ci passa un tir.. Vero è che non ho mai sperimentato la tipologia di pranzo ora descritta in nessuno dei miei viaggi… Bhe son tutte esperienze no!?!?

Infatti, in quanto europei siamo stati dotati di cucchiai.. ma in realtà la signora gerna e suo nipote che era lì con lei mangiavano all’africana e quindi con le mani!!!

Il cibo era davvero spettacolare, riso con pollo e cipolle ma quante cipolleeeeeeeeeee!!!! Devo ammettere di aver strabuzzato gli occhi quando ho visto un paio di manine nere che entravano nel piatto, prendevano una manciata di pietanza, la schiacciavano per bene e poi se la mangiavano… ammetto con tutto il mio rammarico che non ce l’ho fatta a mangiare in quel modo ma non credo perché avessi schifo ma perché in effetti le mie mani non erano particolarmente pulite.. no, no!!!! Mariachiara e Tiziano invece (si mi pare loro due) hanno lasciato il cucchiaio per le mani.. ma non è andata benone perché appunto non si erano resi conto che per mangiare il riso prima bisognava pigiarlo bene a polpetta!!!!! Caspita è stata davvero un’esperienza singolare!!!

Poi siamo rimasti a riposare all’ombra di un grande tamarindo e padre Pippo ci ha raccontato qualche aneddoto su Jilasse su quando lui era lì a svolgere la sua missione… Il caldo era veramente forte ma il tamarindo era talmente fitto di foglie da tenerci ad una buona temperatura. Ma la strada verso koungheul era ancora lunga anzi lunghissima e quindi poco prima delle 15 ci siamo rimessi in viaggio sulle piste rosse e ricolme di buche che formavano la strada. Alla guida ancora PGP…. E ancora non sapevamo che ci avremmo messo altre 5 ore per giungere a destino.

L’avventura è stata grande.. immancabilmente il nostro pick up (allora le auto da sempre erano così suddivise 1) padre Pippo, Tiziano, Giorgio, Laura, Ilario; 2) padre Gianpaolo, Michele, Maria Chiara, Tiz) rimaneva sempre indietro perché appunto non è che conoscevamo la strada e soprattutto temevamo per l’auto visti i crateri al posto delle buche, ma padre Pippo ci sgridava e continuava a dirci di stare al passo e di fregarcene delle buche che non succedeva proprio nulla. Non posso dar torto a padre Pippo, aveva una bella responsabilità lui nei nostri confronti e soprattutto voleva che arrivassimo a destino ancora con la luce visto che le piste non sono illuminate e soprattutto, l’ultimo pezzo è molto più disastrato di quello fatto finora….. “la buca con l’asfalto intorno “ quando c’è!!!

Così, PGP si mette d’impegno e praticamente siamo all’opposto di prima e rimaniamo a un palmo di retro pick up. Il paesaggio è vario e attraversiamo alcuni villaggi.. a volte ci tocca scendere dalla strada e prenderne una sterrata perché è in condizioni migliori, tra l’altro non è capitato poche volte di vedere camion ribaltati ai lati della strada, addirittura uno dentro una casa….mah!!!

Attraversiamo la città di Kaolack, veramente caotica. Mi riporta alla periferia di Nairobi dove inizia la baraccopoli di Kibera. Suoni allegri, tanta gente che cammina bancarelle che vendono qualunque cosa e tanta gente, soprattutto uomini, sdraiati a far la pennichella mentre le donne stanno nei campi a lavorare!!! Ci siamo fermati a prendere qualcosa da mangiare.. le patate mi pare che servissero alla missione di Koungheul, così nel frattempo abbiamo potuto osservare e giusto a due metri da me c’era un ciabattino e accanto a lui un ragazzo che aveva una specie di cuccuma con dei bicchierini.. e continuava a versare il liquido della cuccuma nei bicchierini e viceversa ma da una grande altezza così si formava la schiumetta… Han detto che era una specie di tè.. ma personalmente non mi sono fidata a berlo.. veramente abbiamo proprio fatto gli schizzinosi, non l’abbiamo bevuto!!! Sull’altro lato un gruppo di ragazzi che per 20 minuti buoni ha cantato il ritornello della stessa canzone che riportava alla mente le salmodie degli indiani d’america per chiamare i loro spiriti guida!!!! (per chi conosce il genere.. fa molto villaggio mezzo primitivo della SPADA DELLA VERITA’ di GoodKind dove Richard e Kalahan si sono sposati). E poi dal nulla sbuca ste personaggio completamente nudo come mamma l’ha fatto.. da Kaolack ci siamo passati 3 volte in 8 giorni e l’abbiamo visto tre volte su tre… è proprio un vizio!!!!

Infine abbiamo lasciato alle nostre spalle anche kaolack per proseguire nel nostro cammino… dopo innumerevoli buche..ecco che sentiamo uno squittio provenire da fuori.. mah.. cosa sarà mai… andiamo oltre, altre buche e sempre lo squittio insistente… guardiamo fuori e… avevamo forato!!!! Fortunatamente in mezzo ad un villaggio. In quel momento siamo diventati l’attrazione della giornata.. il diversivo della routine quotidiana così i bambini (ma non solo) hanno iniziato a gridare “TOUBA” che vuol dire BIANCO (in swaili ad esempio è MUZUNGU) e a manciate si sono avvicinati a vedere il da farsi. C’era un padre Pippo completamente sudato e anche un po’ irritato per l’accaduto ma credo fosse per la stanchezza di aver dovuto guidare per così tante ore e con una strada così disastrosa… un PGP mortificato ma non troppo lontano dallo stato d’animo di padre Pippo e noi che avevamo l’unico compito di controllare i bagagli (almeno noi ragazze). Ma è cosa normalissima bucare una gomma su strade del genere… quello che non è normale è avere come ruota di scorta … una ruota completamente sgonfia!!!!! NCS!!! Che avventura.. fortuna che sul pick up di padre Pippo ce n’era un’altra bhe, non particolarmente gonfia ma almeno utilizzabile.

Pensate eravamo lì con una schiera di ragazzini e donne che ci guardavano, chi dava una mano a riparare il malfatto era sudatissimo e ormai sporco di unto e terra e dal nulla è arrivato un anziano con un secchio d’acqua affinché si potessero almeno sciacquare le mani.. Alla fine, l’ospitalità di un popolo la si vede in tanti piccoli gesti come questo. Alla fine tra il dire e il fare (e anche il far nulla per quanto mi riguarda davvero sono stata estremamente nullafacente in questa occasione) per la ruota buca abbiamo perso quasi un’oretta sulla tabella di marcia, e ancora la parte più brutta della strada non l’avevamo percorsa e soprattutto l’imbrunire incombeva.

Dopo aver salutato e ringraziato quello stuolo di persone interessate siamo ripartiti con la speranza che dal cielo qualcuno ci aiutasse ad arrivare a destino senza altri intoppi.

Ma la Provvidenza sempre aiuta, sempre c’è e sempre mi pare ci abbia accompagnato nel nostro viaggio e nonostante l’instabilità della ruota e la sera ormai incombente… il sole ha lasciato il posto alle tenebre esattamente nel momento in cui di fronte a noi si è presentato il cartello KAOLACK… (vedete a viaggiare con il clero… si ha una benedizione in più hihiihhi J) Da non crederci.

Dove mille peripezie eccoci in città (bhe si fa per dire città).. non ci sono strade.. solamente piste sterrate di terra rossa, ma le case sono fatte di mattoni e paglia e alcune abitazioni hanno più di un piano. Alla Missione ci attendevano padre Joseph (il parroco), padre André Maurice e padre Pier Francesco (un omone di quasi due metri per un metro e mezzo si stazza….che avevamo conosciuto al funerale). Le stanze che ci hanno riservato erano splendide… nel senso che erano due capanne a base ottagonale con il tetto di paglia (ndr… incredibile ha piovuto e non ha piovuto all’interno.. anche se un goccia si è fatta strada e dove!?!?!? Esattamente sopra la mia valigia…aperta.. NCS!!!). Dicono che se il tetto è fatto bene regge per almeno 3 anni e poi si cambia!!!

Dopo una bella doccia, la cena è stata servita in un’altra capannina ottagonale tutta a vista (pareva di stare in un villaggio turistico) e a base di pesce (bhe non crediate chissà che… c’era del pesce e un po’ di formaggio.. e poi frutto che non manca mai il mango).. poi un giretto con la pila per le viuzze sabbiose della cittadina. Bhe una serie di baracche con un fosso vicino che non era un fossato di protezione bensì bhe.. il canale di scolo di ogni cosa!!! Si, si!!!

 E un’altra giornata se n’è andata.. il tempo vola!!! E domani giorno di compleanno!!! 

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2 thoughts on “10/08/2007

  1. Neanche io ho ancora finito HP, sono al capitolo sul diadema di Corvonero (della Corvonero forse è meglio dire…).Tu cosa ne stai pensando?A me sta piacendo, ma "il principe" e "il prigioniero" rimangono i miei preferiti.Buona giornata e un bacione,Jo

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