MA CIAO!!!

DIREI CHE I TEMPI SONO PROPRIO MATURI….PER DARE UN PO’ DI SPAZIO ALLA MIA ASSURDA PASSIONE PER…I MUSICALS!!!!!
 
 
Quindi oggi si inizia con qualcosa che mi lascia letteralmente tremante ogni volta che lo vedo..(o lo sento..hehehhe..visto che sentito, l’avrò sentito che so…500 volte!?!?!?)
 

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ebbene si…stiamo parlando di Jesus Christ Superstar…</P

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Confesso di avere visto proprio la versione qui in locandina dal vivo….e mi si è accapponata la pelle dalla bravura "eccelsa" del tanto compianto Carl Anderson (Judas)..un’interpretazione da brivido davvero…in quell’occasione la parte di Maria Maddalena doveva essere interpretata dalla EPICA Amii Stewart..ma un problema di gola l’aveva messa KO..così per mia e nostra fortuna conoscemmo l’astro nascente dei musical…OLIVIA CINQUEMANI

Quando andai a rivederlo a BS era Olivia Cinquemani ad avere la laringite così fu interpretata da non ricordo chi…mah!!!! Ma ecco un po’ di sinossi:

Andrew Lloyd Webber e Tim Rice hanno sempre avuto un debole per i personaggi storici carismatici che hanno avuto una vita avvincente e drammatica. Ovvero, tutti gli elementi necessari a realizzare una storia in grado di tenere il pubblico col fiato sospeso.

I due volevano realizzare un nuovo tipo di spettacolo: ogni parola doveva essere "cantata" e lavorarono per realizzare una forte continuità fra musica e sceneggiatura, senza interruzioni. Si rinchiusero in un albergo di un piccolo villaggio nell’Herefordshire in compagnia di un pianoforte e in una settimana crearono i personaggi fondamentali del musical: Giuda, l’apostolo che tradì Gesù e che rappresenta il punto di vista dell’"uomo" nel martirio del Messia; Maria Maddalena, la donna perduta che è nei sogni di tutti gli uomini; Erode, l’uomo più potente del tempo dall’animo cinico, ma nel contempo vulnerabile; ed il figlio di Dio, che diventa una vera Superstar. Sulla falsariga del musical “Oliver!”, pensarono di intitolare il nuovo lavoro “Jesus”.

Aggiunsero “Jesus Christ”, ma ancora mancava qualcosa per caratterizzare la storia della Passione di Cristo come una rock opera. Scelsero “Superstar”, la parola che più di ogni altra riusciva a stigmatizzare la storia degli ultimi giorni di vita di Gesù – dall’entrata in Gerusalemme alla Crocifissione – vista attraverso gli occhi di Giuda e sostenuta da una colonna musicale di puro, travolgente rock. 
Alla storia di Gesù, familiare e già presente nei Gospels, i due aggiunsero i temi della moderna favola pop: proiettando l’immagine di una star in declino, prima idealizzata e poi rinnegata dai suoi stessi fan, sullo sfondo del grande mito del Cristianesimo. Un capovoloro moderno, un mix perfetto tra sacro e profano, con una musica vibrante e testi potenti e poetici.Il 12 luglio 1971 partì il primo tour ufficiale del musical, con il grande Carl Anderson nel ruolo di Giuda; Jeffe Fenholt, un folk-rock singer americano di soli 21 anni, nella parte di Gesù e Ivonne Elliman in quello di Maria Maddalena. L’esecuzione musicale era affidata ad una rock band e ad un’orchestra di 32 elementi. Debuttarono a Pittsburgh di fronte a 13.000 persone e fu subito il più grande successo di tutti i tempi. Il tour nel Nord America fece il tutto esaurito e divenne il culto di hippies e freaks (che vedevano nella figura di Gesù il loro antesignano) e dei liberali con la camicia dei Brooks Bros che speravano nel rinnovamento radicale di una cultura chiusa e settaria. Ma quando lo show arrivò nel profondo Sud, il cast ricevette continue minacce di morte e nel New Jersey gli attori dovettero addirittura barricarsi in albergo

Webber e Rice ricevettero un riconoscimento ufficiale al grande successo di “Superstar”: il segretario del commercio estero Anthony Grant, per il giro d’affari che l’opera aveva creato (circa 13 milioni di sterline di quel tempo) consegnò loro il disco di platino per la vendita di oltre 3.500.000 dischi.

Debuttarono così due versioni teatrali del musical, una a Broadway con la regia di Tom O’Horgan, molto spettacolare e piena di effetti speciali, una a Londra con la regia dell’australiano Jim Sheram, più sobria e rigorosa. La versione di Broadway fu in scena per due anni, quella di Londra andò avanti: il suo costo era di circa 120.000 sterline e solo dopo la 22ma settimana si cominciarono a realizzare profitti. 
Il 3 ottobre 1978, con la 2.620 replica, divenne il musical più rappresentato nella storia del teatro inglese. “Jesus Christ” fu rappresentato fino al 1980 con un totale di 3.358 repliche. E’ stato visto da due milioni di persone e ha incassato oltre 7 milioni di sterline al botteghino

Tra l’altro posso affermare di essere una vera maniaca perché possiedo sia la versione cinematografica con un Ted Neeley (Jesus) da paura..acuti da standing ovation..e quella di Broadway con un Ian Gillan (cantante dei deep Purple) come Jesus che gli ha dato un tocco in più nell’interpretazione…

Dico che gli attori italiani non mi sono piaciuti un gran chè nelle vesti di interpreti…forse perché comunque cantavano in inglese…quasi tutti tranne…l’ultima versione che ho visto..dove dei ragazzi di una scuola di musica hanno fatto davvero grandi cose e il mio insegnante di canto (bhe..diciamo il vocalista che insegna alcune tecniche al coro) interpretava Judas…loro sono stati MERAVIGLIOSI DAVVERO..

lo so…ho deigusti un po’ malsani…ma sono i miei…

alla prossima!!!

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2 thoughts on “MA CIAO!!!

  1. Ciao! Sai che ho visto ( E soprattutto ascoltato) la versione inglese a Londra tre o quattro anni fa?
    E’ stato fantastico, anzi davvero GRANDIOSO!
    Ci sentiamo!

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